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dicembre 2004 – 3 dicembre 2005 gli immigrati in marcia! (Roma, 3 dicembre 2005) Oggi immigrati dall’Africa, Asia, America Latina, Est Europa sono di nuovo in piazza per lottare per gli stessi obiettivi: rivendicare libertà e diritti per tutti i migranti. L’ultima volta fu proprio un anno fa, il 4 dicembre 2004 quando in più di ventimila sfilarono per le vie di Roma per rilanciare la battaglia contro la legislazione razzista del governo Berlusconi e non solo. Se oggi il movimento degli immigrati è di nuovo in piazza è anche grazie alla lotta dello scorso anno e di tutto il percorso precedente dove gli immigrati hanno dato vita e rafforzato propri comitati e coordinamenti per la difesa dei propri bisogni primari: per la casa, il permesso, i rinnovi, contro la repressione, il diritto di asilo, contro le minacce di espulsione e i cpt. Dallo scorso anno anche l’attacco del governo è diventato più duro. Viene rafforzata la detenzione amministrativa nei cpt (o centri di identificazione). Con gli ultimi regolamenti attuativi della Bossi-Fini e le richieste di idoneità alloggiative si rendono più difficili i rinnovi e si danno in mano a padroni e padroncini ulteriori elementi di ricatto nei confronti del lavoratore che dovrebbe elemosinare al proprio datore di lavoro anche la dichiarazione di idonetà della propria abitazione. Il decreto Pisanu anti-terrorismo incrementa sia la repressione nei confronti degli immigrati tacciati e schedati come presunti terroristi, sia un clima sociale e politico che ha l’obiettivo di rafforzare la diffidenza dei lavoratori italiani nei confronti delle mobilitazioni degli sfruttati immigrati, sia le politiche di guerra indicando dentro e fuori l’Italia nel musulmano il proprio nemico. Insomma
qui come in tutta Europa la politica del governo è caratterizzata dalla
logica della guerra interna contro gli immigrati – che è
l’altra faccia della guerra globale e permanente esterna, in Iraq,
Afghanistan e Palestina – per piegarli al moderno regime di schiavitù
neo-coloniale: schiavitù basata sul lavoro senza diritti (da estendere
anche agli italiani ed europei attraverso la crescente precarietà del
lavoro e delle condizioni generali di vita), sull’esclusione, sulla non
riconoscimento delle proprie identità culturali, sulla repressione e
detenzione nei lager di stato, attraverso la militarizzazione delle
frontiere (dove i governi a sparano sugli immigrati – come a Ceuta e
Melilla in Spagna – o li affondano in mare come in Italia). In Francia,
la rivolta delle banlieues e delle periferie ghetto ha mandato una
prima risposta a tutti i governanti europei: è
possibile lottare contro la colonizzazione interna e il dominio del
mercato, svelando agli occhi di tutti gli sfruttati la realtà di questa
Europa. E
anche la manifestazione di oggi è una prima risposta sia contro la destra
che sta governando e alla sinistra che vorrebbe governare nel futuro,
entrambi, però, nel rispetto della stessa logica: la logica della governabilità
dell’immigrazione, che significa, appunto, controllare e irriggimentare
gli immigrati come lavoratori usa e getta secondo le necessità delle
imprese e del mercato, che in Italia è stata avviata decisamente dalla
Turco-Napolitano del centro-sinistra e poi perfezionata dalla Bossi-Fini
del governo Berlusconi. Contro
questo, oggi si mette in atto e prosegue un percorso vitale: quello di
rafforzare e promuovere un vasto movimento nazionale autorganizzato e
unitario delle molteplici reti di immigrati. E’ un percorso essenziale
perché solo attraverso la lotta è possibile contrastare questo
modello neo-coloniale e razzista, rafforzando tutti gli elementi di
collegamento, coordinamento e unità degli immigrati. Un
primo rafforzamento viene proprio dal tentativo di oggi di rispondere ai
principi della governabilità coloniale dell’immigrazione con un
proprio programma autonomo e unitario di battaglia che rivendica
l’abrogazione di tutte le leggi sull’immigrazione (Bossi-Fini e
Turco-Napolitano), la rottura del legame tra contratto e permesso di
soggiorno, la chiusura dei cpt, l’amnistia per le lotte contro i cpt e
per i reati connessi alla condizione di clandestinità che proprio queste
leggi producono, l’abrogazione del decreto Pisanu, il ritiro di tutte le
truppe dall’iraq e la fine dell’occupazione militare. Programma
politico che per rafforzarlo dobbiamo evitare di cedere alla tentazione o
alla illusione di aspettarci alcuna cosa da un ipotetico futuro governo di
centro sinistra, ma che già da domani richiede che viva nelle battaglie
difendendo e rafforzando l’autonomia del movimento degli
immigrati da qualsiasi governo. Così come questo programma non può
essere disgiunto dalla necessità di avviare dai temi generali ai singoli
provvedimenti una vertenza unitaria e nazionale contro il governo, sulla
base di una propria piattaforma unitaria che mantenga sempre al centro la
rivendicazione per
tutti di una regolarizzazione permanente senza i ricatti ed i vincoli
delle condizioni di casa e di lavoro. Non ci nascondiamo, affatto, che questa prospettiva necessita che la lotta degli immigrati esca dall’isolamento e dall’indifferenza (talvolta ostile) dei lavoratori italiani. I sindacati confederali usano strumentalmente questa verità per non assumersi il compito di una coerente battaglia contro il razzismo e la prigione sociale instaurata dalla Bossi-Fini e dalla precedente Turco-Napolitano. Si accontentano di dare battaglia su questioni di dettaglio ed accettano il legame maledetto tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno su cui si basa l´intera impalcatura della moderna schiavizzazione del lavoro immigrato. Una schiavizzazione perfettamente funzionale all’intera politica di deregolamentazione del lavoro in atto contro gli stessi lavoratori italiani. Anche l’assenza della CGIL da questa manifestazione ha un suo peso negativo. Il sospetto e l´indifferenza con cui questa organizzazione guarda alla mobilitazione diretta degli immigrati è una conseguenza del buon occhio con cui Epifani (e il centro-sinistra) guarda ad un nuovo fronte con il “padronato produttivo” per smussare solo le punte estreme della politica iper-liberista del governo attuale. Naturalmente per il padronato va bene eliminare qualche vincolo alla “gestione” degli immigrati, va male se questi prendono sul serio l’obiettivo di buttare a mare la Bossi-Fini con i metodi della mobilitazione e “pretendono” di non inchinarsi al ruolo di “rispettosi” lavoratori di serie c. Non
possiamo rassegnarci a questa ennesima prova di indisponibilità dei
grandi
sindacati.
Anzi, lo scorso anno come oggi si sta dimostrando che è possibile
condurre un percorso che accomuni il rafforzamento della mobilitazione
e dei legami unitari oggi espressi in piazza con la necessità di
rapportarsi ai lavoratori italiani. Le ragioni profonde di
manifestazioni come quella dello sciopero metalmeccanico di ieri non sono
affatto contrapposte alla lotta contro la Bossi-Fini. Il
grande sforzo organizzativo, la prova di decisione e di coraggio espressa
dagli immigrati in lotta è il viatico e l’esempio su cui da domani
tutti dovranno confrontarsi, compresi i lavoratori italiani che intendono
combattere più decisamente la politica del Governo. i/le
compagni/e di Red Link red_link@tiscali.it - red_link@yahoogroups.com
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