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CONTRO L'INDOTTO DELLA DETENZIONE AMMINISTRATIVA DEI MIGRANTI E PER LA DISOBBEDIENZA DALLA GESTIONE DEI CPT (rete del Friuli Venezia Giulia contro i CPT) NON
GESTITE I CPT ! Noi, cittadini italiani
e stranieri lanciamo un appello a tutti gli enti umanitari, alle
cooperative sociali, alle associazioni, affinché non si propongano per la
gestione di servizi interni al centro di temporanea permanenza di Gradisca
d’Isonzo e se interpellate in tal senso dalle istituzioni preposte,
rifiutino l’offerta. Riteniamo che,
accomunandosi alla ferma opposizione a tale centro di detenzione espressa
da tutte le istituzioni locali e dalla popolazione di questa regione,
anche gli enti e le associazioni operanti per finalità umanitarie e di
soccorso debbano fare sentire in questo momento la loro voce, associandosi
al rifiuto di una struttura che offende la tradizione di accoglienza,
convivenza e dialogo di queste terre e si pone in insanabile contrasto con
i principi e i valori ispiratori del nostro ordinamento giuridico. Dei CPT sappiamo oramai
tutto: nonostante la cortina di segretezza totale eretta attorno a questi
luoghi, coraggiose inchieste giornalistiche, i rapporti di Medici senza
Frontiere, premio Nobel per la pace 1999, i rapporti di Amnesty
International, i rapporti dei parlamentari, sono tutti concordi nel
delineare un unico inquietante quadro di segregazione e violenza condotta
su persone inermi aventi quasi sempre l’unica “colpa” di non avere o
di avere perso un permesso di soggiorno. Si tratta degli stessi stranieri
che lavorano in nero, in condizioni spesso di grande sfruttamento, nelle
nostre case, assistendo anziani e bambini, o nelle nostre fabbriche e
nelle campagne e che, i dati lo dimostrano in modo chiarissimo, non hanno
scelto la condizione di irregolarità, ma vi sono stati costretti da
meccanismi normativi irrazionali e patogeni. Stranieri che, appena gli è
stato permesso, hanno regolarizzato il loro soggiorno, contribuendo in
modo sempre più rilevante alla ricchezza economica, sociale e culturale
del nostro Paese. Non ci sono CPT brutti
e CPT “umanizzati”. Il CPT di Gradisca d’Isonzo presenta
caratteristiche certamente migliori di altri rispetto alla logistica
interna degli spazi e dei servizi. Ma non può tale
considerazione costituire un motivo sostanziale per dare una diversa
valutazione poiché, pur nelle differenze da luogo a luogo, i CPT sono
comunque luoghi di mortificazione della dignità umana di chi vi è
rinchiuso. Conosciamo
l’obiezione che può essere fatta a questo appello: gli enti operanti
per finalità umanitarie e di soccorso hanno come propria finalità quella
di intervenire, senza giudicare, in tutte le situazioni difficili, con
l’obiettivo di prestare il proprio soccorso neutrale. Si tratta di
un’obiezione importante ma che non può però applicarsi alla situazione
oggetto di questo appello. Per due ragioni essenziali: 1.
risulterebbe aberrante paragonare gli interventi umanitari in
situazioni di guerra e calamità con interventi ordinari che si attuano
dentro strutture che sorgono nel cuore di quell’Europa che ha a proprio
fondamento la difesa della democrazia e dei diritti dell’uomo. I CPT non
costituiscono ineludibili emergenze, ma sono una scelta sbagliata a cui si
può dire no. L’intervento umanitario non ha nulla a che fare con la
loro gestione. 2.
Ciò che vi chiediamo di non assumere non è un intervento di
tutela indipendente, reso gratuitamente e senza vincoli con il
committente, ma è l’intervento di gestione diretta della vita interna
al CPT che toglie ogni indipendenza all’ente che lo attua,
trasformandolo in mero esecutore e annullando proprio il requisito
dell’autonomia e dell’indipendenza dell’operato umanitario. Si
tratta di gestioni ovunque comprate a carissimo prezzo, con i soldi del
contribuente, allo scopo di “persuadere” l’ente ad accettare
l’offerta, come ben si evince dai dati sulla gestione dei CPT forniti
dalla Corte dei Conti (71 euro di media giornaliera a persona per la
gestione, esclusa la spesa per le forze di polizia). Cifre da capogiro,
che contrastano in modo brutale con l’assenza pressoché totale di
finanziamenti statali per l’accoglienza e l’integrazione degli
stranieri. Per queste ragioni vi chiediamo di aderire pubblicamente a questo appello e di declinare ogni offerta di gestione del CPT di Gradisca d’Isonzo, nel rispetto dei principi umanitari e di solidarietà che caratterizzano la vostra organizzazione. -
Alex Zanotelli - Giulietto Chiesa -
Lidia Menapace -
Il Comitato Verita' e Giustizia per Genova -
don Pierluigi Di Piazza, Centro di Accoglienza E. Balducci -
Associazione Beati i Costruttori di Pace -
don Albino Bizzotto, Ass. Beati i Costruttori di Pace -
Carmine Stillavato, Ass. Beati i Costruttori di Pace -
Tiziano Tissino, Ass. Beati i Costruttori di Pace -
Legacoopsociali del Friuli-Venezia Giulia -
Associazione "Icaro" volontariato giustizia-Udine -
Maurizio Battistutta, Ass. "Icaro" volontariato giustizia -
Udine -
Melita Richter, sociologa -
Silvio Razza - Presidente circolo ACLI "S. Ambrogio" di
Monfalcone e componente la Presidenza Regionale ACLI del F.V.G. -
dr.ssa Mariarosa Anzil, Segretario Tesoriere del Ce.S.I. e Coordinatrice
dei Mediatori linguistico-culturali -
Sabrina Morena, regista teatrale - Pia
Covre, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus -
Donne in Nero di Udine -
Un Ponte per, sez. Udine -
Tenda della Pace di Udine -
Centro delle Culture di Trieste -
Associazione Immigrati di Pordenone -
Tenda della Pace e i Diritti di Monfalcone -
Vincenzo Cesarano, Rdb-Cub Pubblico Impiego -
FLMUniti-CUB -
don Andrea Bellavite, sacerdote diocesano di Gorizia -
don Alberto De Nadai, sacerdote diocesano di Gorizia -
don Giacomo Tolot, parroco di Vallenoncello (PN) -
P. Alessandro Paradisi, parroco Madonna delle Grazie (PN) -
don Piergiorgio Rigolo, Cappellano Carcere di Pordenone -
don Franco Saccavini, parroco di San Domenico (UD) -
don Luigi Fontanot, Parroco di Fiumicello (UD) -
Associazione o.n.l.u.s. per migranti "Circolo Aperto L.P.T." - Comunita’ Islamica di Udine
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