16 Ottobre: 3000 immigrati in piazza a Roma contro la legge Pisanu. Solidarietà dal "collettivo precari Atesia"


Domenica 16 ottobre, circa 3000 immigrati hanno sfilato per le vie di Roma. Una manifestazione –indetta dal Comitato Immigrati di Roma - dove in tantissimi erano quelli delle comunità asiatiche (Bangladesh, India, Pakista e Sri Lanka). C’erano anche lavoratori e lavoratrici latino-americani, dell’Albania, del Marocco e delle Filippine con i loro striscioni, così come erano presenti lavoratrici e lavoratori migranti delle occupazioni delle case.

Sono scesi in piazza contro gli effetti del decreto attuativo della Bossi-Fini, che sta producendo a migliaia (a Roma e non solo) rigetti dei rinnovi alimentando e raffarzonado la spirale di ricatti e clandestinità prodotta dalle leggi sull’immigrazione del governo Berlusconi e di quelli precedenti e in particolare dalla Bossi-Fini.

Ma uno degli obbiettivi principali era quello di denunciare in piazza la legge Pisanu (il cosiddetto pacchetto antiterrorismo), e infondere coraggio ai lavoratori e alle lavoratrici immigrate, soprattutto quelli della comunità musulmana, che, a causa di queste misure (approvate anche dal centro-sinistra), stanno subendo una pesante campagna repressiva. Infatti negli ultimi mesi abbiamo assistito a Roma a continui rastrellamenti nei quartieri, nelle abitazioni e nei luoghi dove vivono gli immigrati.

Contro la chiusura dei centri e delle scuole musulmane, contro l’espulsione dell’Imam di Torino e contro i provvedimenti del governo che vorrebbero controllare e sovranintendere il culto islamico, il corteo simbolicamente si è fermato all’ora “del fine digiuno” del ramadan non solo per celebrare un’usanza della fede islamica, ma anche per dimostrare che gli immigrati in piazza erano tutti uniti a solidarizzare con le comunità musulmane e a dimostrare che non intendono farsi terrorizzare dalle campagne del governo.

Sono state, infatti, soprattutto le donne marocchine intervenute all’inizio e alla fine della manifestazione a denunciare gli obiettivi di questa politica repressiva: dividere gli immigrati in buoni e cattivi, contrapporli ai lavoratori e alle lavoratrici italiane. Contro chi vuole portare avanti l’equazione immigrato musulmano = terrorista, sono sono state proprio queste noste compagne con “il velo” a ribadire invece che sono proprio i governi con la militarizzazione delle frontiere, i CPT, la precarietà e le guerre nei propri paesi di origine a voler terrorizzare gli immigrati.

La manifestazione di ieri è stato anche un momento importante di solidarietà tra la mobilitazione dei migranti con quella dei lavoratori e precari italiani. Al corteo era presente una delegazione del “collettivo precari Atesia”, con il loro striscione “Basta Precarietà”, che sono in lotta da diversi mesi contro la propria azienda COS-ATESIA, contro la precarietà delle vite e del salario, i licenziamenti politici, contro la legge 30 e per l’assunzione a tempo indeterminato. Una piccola delegazione ma significativa del fatto, come uno dei lavoratori del collettivo ha detto nel suo intervento a fine manifestazione, “che i ricatti che gli immigrati subiscono servono per ulteriormente ricattare noi. Cercheremo la prossima volta di essere ancora più numerosi”: il 22 ottobre a Bari e Gradisca e il 3 dicembre a Roma.